Riflessioni sulla situazione politica attuale

Posted on Dicembre 30th, 2008 in Quadro politico, Manifesto, Temi del circolo by admin

Riflessioni sulla situazione politica attuale
confrontata con le “Linee guida” del circolo del novembre 2007

Poco più di un anno fa (novembre 2007) il circolo “Non dimenticare il futuro” ha elaborato un documento dal titolo “Linee guida per il cambiamento politico”, che conteneva proposte su una serie di temi specifici (lavoro, Mezzogiorno, debito pubblico, sviluppo e competitività, ecc) e trasversali (etica della politica, frantumazione schieramenti politici, potere dell’esecutivo, federalismo, sistema dell’informazione).
Le “Linee guida per il cambiamento politico” seguivano a loro volta il documento chiamato “Manifesto” del circolo (del febbraio 2007), che conteneva soprattutto una diagnosi del sistema economico e politico italiano.

A distanza di poco più di un anno (periodo relativamente breve ma densissimo di avvenimenti rilevanti per l’economia e la politica), ci sembra opportuno un aggiornamento della diagnosi e delle proposte, e per questo con il presente documento condividiamo alcune riflessioni, ovviamente aperte alla discussione del circolo.

In particolare, il documento “Riflessioni sulla situazione politica attuale” si articola in:
- una breve sintesi delle proposte che il circolo ha fatto nel Novembre 2007
- una analisi e una valutazione dell’operato del Governo attuale rispetto alle nostre proposte di allora
- una analisi delle nuove condizioni di contesto e un possibile aggiornamento delle proposte del circolo.

1. Le linee guida proposte nel Novembre 2007: sintesi

Il documento elaborato a fine 2007 conteneva proposte su temi specifici ed altre su temi “trasversali”, nella convinzione che solo alcuni cambiamenti strutturali legati a tali temi “trasversali” possono creare le condizioni che abilitano il miglioramento anche su aspetti più specifici.

Le principali proposte sui temi “specifici” erano:
- innalzamento dell’età pensionabile (al contrario della riduzione da 60 a 58 anni operata dal precedente Governo)
- superamento della dualità del mondo del lavoro, diviso tra protetti e non protetti (insider vs. outsider), e introduzione dei principi della flexicurity (“libertà alle aziende di licenziare, contemporaneamente a un sistema nuovo di protezione dei lavoratori che perdono il posto che li accompagni, con sostegni economici significativi ma decrescenti, per 2 anni, affiancato da corsi di riqualificazione obbligatori”)
- favorire l’aumento dei redditi netti e del potere d’acquisto attraverso: liberalizzazioni, riduzione cuneo fiscale, defiscalizzazione lavoro straordinario
- Mezzogiorno:  in mancanza di sviluppo autopropulsivo e stante la bassa capacità di attrarre investimenti:  lotta alla malavita organizzata con priorità alla spesa su giustizia e ordine pubblico; condizioni di vantaggio per le imprese al Sud su: costo lavoro, costi energetici, fisco
- ridurre il debito pubblico, lavorando anche nel breve sulla riduzione della spesa (attraverso   aumento età pensionabile, controllo / riduzione spesa sanitaria delle Regioni, riduzione costo della politica, riduzione spesa della PA)
- ridurre il carico fiscale, parallelamente alla riduzione della spesa, e operare azioni incisive per la riduzione dell’evasione fiscale
- dare priorità al rilancio della crescita e alla competitività del sistema economico italiano, attraverso interventi su una serie di fronti:
- costi energetici e dipendenza energetica: liberalizzare la distribuzione, realizzare i rigassificatori già programmati, re-investire nel nucleare, investire su ricerca e sviluppo nelle energie alternative
- riposizionamento dell’industria italiana verso l’alto attraverso: innalzamento dell’investimento in ricerca dall’1 al 2% affidato ai migliori Centri di Ricerca; riforma dell’Università in senso meritocratico; attrazione talenti scientifici stranieri e freno alla fuga dei cervelli
- riduzione del costo dei servizi alle imprese (banche, assicurazioni, telefonia, trasporto merci, servizi professionali), attraverso liberalizzazioni e ristrutturazioni.

In aggiunta a queste proposte su temi specifici, già nel novembre 2007 si rilevava che “senza affrontare i temi trasversali è impossibile risolvere i temi specifici con un’ottica che pensi alle future generazioni perché bassa etica, frantumazione degli schieramenti politici e basso potere dell’esecutivo formano una miscela che obbliga a pensare al contingente, alla soddisfazione immediata dei desideri delle lobbies, lasciando costantemente da parte l’interesse generale e la proiezione verso il futuro”.

Di qui, le proposte di allora sui temi “trasversali”:
- riduzione del costo della politica e nuova tensione etica (allineare stipendi ed indennità di ministri, sottosegretari, parlamentari, consiglieri regionali e comunali alla media europea);  allineare costo e dimensioni delle istituzioni (Presidenza Repubblica, Parlamento, ecc) alla media europea; eliminare province; liquidare enti inutili (es: Cnel, Sviluppo Italia, ecc) e ridurre il numero dei consiglieri di amministrazione delle società a prevalente capitale pubblico; ridurre il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali; rendere non retribuite alcune cariche elettive (es: consiglieri di circoscrizione)
- semplificazione sistema politico e modificazione elettorale con l’obiettivo di riduzione della frammentazione partitica e maggiore capacità decisionale
- modifica della Costituzione italiana, nel senso di un rafforzamento dell’esecutivo  e di una evoluzione in senso federale dello Stato
- in particolare, rispetto al federalismo fiscale: prevedere “l’autonomia fiscale di ogni Regione; il pagamento delle imposte dovrà essere fatto alla Regione che girerà allo Stato la quota stabilita. Questa quota per solidarietà verso le Regioni più povere deve essere all’inizio analoga a quella attuale, ma, al termine di un periodo transitorio di 5-10 anni, deve essere decisamente più bassa fino a prevedere la totale autosufficienza di ciascuna Regione”
- miglioramento dell’obiettività, dell’indipendenza e della completezza dell’ informazione stampa e TV.


2. L’operato del Governo attuale rispetto alle nostre linee guida

In campagna elettorale i programmi sono stati illustrati da entrambi gli schieramenti con una certa chiarezza sulle aree di intervento, ma con pochissime indicazioni sulla tempistica.
A seguito del successo elettorale, PdL e Lega nel nuovo Governo hanno iniziato la loro attività con alcuni interventi immediati e con l’avvio di processi di riforma su molti dei punti promessi in campagna elettorale. Subito dopo l’estate, per una serie di motivi interni ed internazionali, la spinta riformatrice sembra essersi rallentata di molto e si fatica a comprendere in che misura il Governo terrà fede al proprio programma elettorale.
A distanza di circa nove mesi dal suo insediamento, si può comunque fare un primo bilancio che, ai nostri fini, proponiamo rapportandolo alle linee guida da noi elaborate a fine 2007.

Tra le decisioni prese e le misure in via di approvazione anche parlamentare, quella più consonante con le posizioni del circolo è stata la scelta base della Finanziaria triennale, che ha confermato l’obiettivo di riduzione del debito pubblico, attraverso una riduzione della spesa pubblica (soprattutto della spesa della PA e dei trasferimenti agli enti locali) e non attraverso un innalzamento ulteriore delle tasse.

Un ulteriore aspetto che si può annoverare tra i miglioramenti del sistema politico è una semplificazione del sistema dei partiti, una minore frammentazione e, conseguentemente, un processo decisionale e di formazione delle leggi che, se non è veloce, è certamente più efficace e rapido che in passato. Questo miglioramento ha origine nella scelta della leadership del PD di presentarsi (quasi) da solo alle scorse elezioni, nella replica conseguente del PdL, nel processo in corso di costituzione del PdL in partito unico e nel risultato elettorale che ha decretato con nettezza chi ha vinto e chi ha perso.  Tutti questi aspetti hanno quindi dato più governabilità, anche se rimane dubbio che, in mancanza di una legge elettorale diversa, al cambiare dei protagonisti o del risultato elettorale, il sistema possa mantenere il tasso di governabilità di oggi.

Su un piano più specifico, si possono ricordare – tra i provvedimenti positivi - anche le misure per defiscalizzare il lavoro straordinario e i premi retributivi, i provvedimenti per frenare la spesa e diminuire le inefficienze nella scuola, oltre alla realizzazione effettiva del rigassificatore di Rovigo.

Sono poi da considerare una serie di iniziative governative, alcune in discussione in Parlamento, altre annunciate, che andranno valutate una volta effettivamente approvate. Se è da considerare comunque positivamente che siano state messe all’ordine del giorno, la loro effettiva portata riformatrice potrà essere valutata solo dopo che se ne vedrà le versioni finali, a seguito delle mille mediazioni intervenute.
Stiamo qui parlando di riforme importanti come quella del federalismo fiscale (che allo stato dei lavori parlamentari sembra garantire il principio del rispetto da parte di tutte le Regioni dei costi standard, ma che per il resto appare ancora nebulosa), o come quella dell’università che, in base ai primi passaggi, sembra effettivamente premiare le università più meritevoli e penalizzare quelle meno virtuose.
In linea con le esigenze di ricerca nella Pubblica Amministrazione di maggior efficienza, miglior servizio e maggior trasparenza sono anche gli interventi del ministro Brunetta, così come la legge sulla valutazione e trasparenza nella PA, di proposta governativa ma di fatto elaborata insieme all’opposizione (leggi: soprattutto prof. Ichino) e approvata già da un ramo del Parlamento.
Sempre all’insegna del costruttivo confronto parlamentare si annovera anche l’avvio della discussione sulla flexicurity, cioè sul superamento del dualismo del mercato del lavoro e sul superamento delle maggiori rigidità derivanti dallo Statuto dei lavoratori, accompagnato da supporti formativi per la ricollocabilità occupazionale.
Ancora, positiva appare anche l’intenzione (ma al momento oltre l’intenzione non si vede molto altro) di riequilibrare il mix energetico italiano, riducendo al 50% la componente – oggi stradominante - delle fonti fossili, reintroducendo il nucleare fino al 25% e puntando per il restante 25% alle fonti alternative (anche se su queste ultime non si capisce ancora se si intende continuare a dissanguare le casse dello Stato con le incentivazioni attuali che danno pochissimo risultato o si predisporranno investimenti in ricerca sulle nuove tecnologie).

Vi è poi invece una serie di altri temi rispetto ai quali l’azione governativa è risultata assente, o soltanto evocata in modo strumentale o accidentale, e che valutiamo quindi negativamente.
In primo luogo, ci pare che non si ponga la sufficiente attenzione a ciò che il Sud Italia richiederebbe, sia sul piano della lotta alla criminalità organizzata, sia sul ricreare le condizioni che favorirebbero gli investimenti, sia sulla responsabilizzazione delle amministrazioni locali sui risultati e sulle spese loro attribuibili. E’ vero che talvolta le forze di polizia ottengono qualche successo investigativo e di cattura, ma siamo ben lontani dal porre la questione tra le possibili cause mortali del sistema Italia. E’ vero che il federalismo fiscale dovrebbe aumentare la responsabilizzazione delle amministrazioni meridionali, ma quanto verrà annacquato nella versione finale della riforma rispetto alle prime intenzioni ? e quando se ne vedrà la realizzazione ?

In secondo luogo, la spesa pensionistica e l’innalzamento dell’età pensionabile sono usciti dall’agenda delle priorità e, salvo pressioni che ci derivano dall’Europa o interventi spot di singoli ministri (Brunetta) o rappresentanti dell’opposizione (Bonino) sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, il tema non è stato in discussione.

Il terzo punto su cui tanto la maggioranza quanto l’opposizione (il sistema partitico e politico-istituzionale in generale) risultano largamente carenti è quello della riduzione del costo della politica e, corrispettivamente, di una ripresa di tensione etica.
Le belle parole spese da metà 2007 a inizio 2008 da tutti i protagonisti politici che vedevano messa in discussione la loro legittimità per l’eccessivo costo della politica e per i privilegi da “casta”, sono rimaste appunto belle parole. A destra si è convinti che, ottenuti molti voti, il problema non esista più. A sinistra, si passa dal giustizialismo controproducente alla dimostrazione di preferire la partecipazione al sistema dei privilegi piuttosto che di eliminarlo.  Si fatica a riconoscere qualche leadership in grado di sollecitare con il proprio esempio una tensione etica verso il bene collettivo (e senza nessun desiderio di Stato etico, ma solo con l’intento di riduzione della tutela del particulare e di restrizione di un ceto politico dalle dimensioni abnormi).


3. Il contesto ad inizio 2009 e l’aggiornamento delle nostre proposte

Molti avvenimenti, nel corso del 2008, hanno mutato il contesto. I principali che interessano ai fini del nostro documento sono:
- la caduta del Governo Prodi
- la decisione del PD di correre alle elezioni senza la sinistra comunista e verde, ma insieme all’IdV e ai Radicali; la decisione di FI e AN di correre insieme sotto l’insegna PdL e congiuntamente alla Lega, e di proseguire poi nella formazione del partito PdL di cui è previsto il varo per marzo – aprile 09
- le elezioni politiche, che hanno decretato una larga maggioranza per il centro destra e una presenza parlamentare del PD, dell’IdV e dei Radicali, con un’esclusione parlamentare del resto della sinistra (Rifondazione Comunista, PDCI, Verdi, Socialisti) e del resto della destra (La Destra in particolare), quindi una semplificazione del panorama parlamentare
- una tenuta della maggioranza e del Governo senza particolari scontri e litigi fino ad oggi
- un ondeggiamento della posizione politica del PD, preso tra l’opposizione dura di Di Pietro  e le politiche riformiste e dialoganti
- una ripresa in autunno dell’opposizione “di piazza” sul tema della scuola e dell’università che ha visto in campo insieme: insegnanti, studenti, PD, sinistra estrema, sindacati, la maggior parte dei comici e dei conduttori televisivi
- un contesto politico internazionale caratterizzato dalla ricerca di nuovi equilibri tra molte potenze (americane, europee, Russia, Cina, India, potenze petrolifere, ecc)
- la grande crisi finanziaria globale che ha avuto i prodromi già nell’estate 2007, che è nata e che si è scatenata in USA a metà settembre 2008, che ha raggiunto l’Europa dopo quindici giorni e che in generale ha coinvolto tutto il mondo
- nel panorama europeo, una situazione delle banche italiane meno critica di quelle di quasi tutti gli altri Paesi
- un’iniezione di liquidità enorme a livello globale da parte degli Stati per fronteggiare la crisi finanziaria delle banche, che tra novembre e dicembre è sembrata tornare gradualmente e lentamente verso la normalità
- un indebitamento fuori dalla norma per gli Stati sovrani e, con riferimento all’Italia, dei margini di manovra ridottissimi per via dell’esistenza dello stock di debito e dalla necessità di ricollocare nel 2009 una quantità ingentissima di titoli di Stato in scadenza
- un effetto psicologico molto pesante e veloce della crisi finanziaria sull’economia reale a livello globale, che ha facilitato un ciclo recessivo, già in corso e di cui è difficile stimare l’entità per il 2009, nonché la sua durata
- un andamento “ad otto volante” dei prezzi delle materie prime, e in particolare del petrolio (che è passato da 80 $ ad inizio anno, a 140 a luglio , per finire sotto i 40 a fine anno); corrispettivamente l’inflazione (spauracchio per la prima parte dell’anno) è andata in picchiata nella seconda parte e finirà con una media annuale, in Italia, di poco superiore al 3%, con un attuale intorno al 2%
- in parallelo quindi, il fine anno registra un aumento del potere d’acquisto per chi mantiene il posto di lavoro, insieme a condizioni critiche per chi lo sta perdendo, oltre a riduzioni pesanti di patrimonio per grandi e piccoli azionisti.
- in sintesi, tra i grandi avvenimenti del 2008 non c’è dubbio che spicca la crisi finanziaria  e poi economica, ma è altrettanto importante rilevare che questa crisi globale si aggiunge alla nostra situazione critica di sempre, ed è quindi da evitare che la crisi globale mascheri e diventi alibi per non affrontare le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno.

In questo contesto il Governo ci sembra che sia partito nei primi mesi dall’insediamento con una verve riformatrice e  con un piglio deciso di attuazione del programma elettorale, sostituito gradualmente, a partire da settembre, con un atteggiamento di prudenza, di rallentamento e di timore degli effetti delle riforme promesse.  Tra i fattori che spiegano questo cambiamento sicuramente vi è – di gran peso – l’incertezza che ha accompagnato la crisi finanziaria di settembre / ottobre e i dubbi sul modo efficace di affrontare le ricadute della crisi sull’economia reale: i timori sul tracollo del sistema finanziario e sugli effetti del ciclo recessivo hanno avuto inevitabilmente il sopravvento su tutto, non solo in Italia ma in tutto il mondo.  Ma a questo fattore va aggiunto il timore – non dichiarato però facilmente percepibile – di una “prova di forza” con la piazza a seguito dei contrasti sulle riforme della scuola e dell’università e, probabilmente, una tendenza continua ed eccessiva a misurarsi sul gradimento e sul consenso nei sondaggi giornalieri.

Riteniamo che i provvedimenti del Governo cosiddetti “anticrisi” avranno un effetto molto ridotto, ma che correttamente si è data priorità all’obiettivo di non peggiorare troppo il debito pubblico, e quindi di non rendere insopportabile il costo di rifinanziamento per lo Stato con effetti negativi per tutti.  L’unico intervento significativo, a nostro modo di vedere, dovrebbe riguardare l’aumento della dotazione per gli ammortizzatori sociali per via dell’aumento in corso della disoccupazione, che dovrebbero essere varati e utilizzati in contemporanea con la riforma del sistema del lavoro.

Al momento delle elezioni la crisi non c’era, quando è arrivata si è presentata con caratteristiche del tutto nuove e ha creato un diffuso disorientamento. Crisi e piazza hanno creato un effetto surplace del Governo rispetto alle riforme strutturali. Noi pensiamo che la crisi non sia un buon motivo per frenare, ma al contrario per accellerare le riforme strutturali. Non è importante solo se “ce la caviamo” nei momenti più delicati del ciclo economico negativo, ma ancor di più se in questi frangenti siamo in grado di creare le condizioni per essere preparati e competitivi (più preparati e competitivi che negli ultimi venti anni) quando il ciclo riprenderà positivamente. La crisi, come si dice, può essere anche una opportunità, non solo un male da superare.

Riteniamo quindi che l’iniziativa del Governo, così come il confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione, debba riprendere con slancio lo sforzo riformatore, su molte materie: il federalismo fiscale, il piano energetico, la riforma delle pensioni, le riforme del lavoro verso la flexicurity, l’applicazione delle nuove norme per la PA (valutazioni, premi, sanzioni, trasparenza, norme per i funzionari direttivi), la riforma dell’Università in chiave di premio delle eccellenze e di riduzione degli sprechi, le liberalizzazioni.

Riteniamo anche che maggioranza e opposizione dovrebbero trovare linee di azione comuni su due fronti: il contrasto della criminalità organizzata al Sud (è cruciale tanto quanto lo fu il terrorismo!) e la forma di governo e il sistema elettorale che diano, anche in assenza delle fortunate condizioni elettorali del 2008, alte probabilità di governabilità per il futuro.

Infine, riteniamo che l’affrontare sul serio il costo della politica, e non solo a parole sporadicamente, quando non tacciare di qualunquismo chi lo fa, sia la condizione essenziale per ricucire il rapporto tra società e politica, nonché per creare le condizioni di fiducia senza le quali cicli economici pesantemente negativi mettono a dura prova la democrazia stessa.
Questa sfida (la riduzione dei costi della politica) per chi è già inserito nel sistema politico e dei partiti è ardua (i sistemi per definizione tendono ad autoalimentarsi), ma probabilmente chi sarà in grado di battersi con successo da dentro il sistema su questo punto potrà guadagnare la fiducia dei cittadini e ridare la tensione etica che può supportare un nuovo sviluppo.

Milano, 30 dicembre 2008

Scuola e Università 2a puntata- 11 dicembre 08

Posted on Dicembre 9th, 2008 in I nostri incontri, Temi del circolo, Istruzione by admin

GIOVEDI’ 11 DICEMBRE
h. 19.00 - 21.00
presso bar Baldassarre (Torre Velasca)
incontro su SCUOLA E UNIVERSITA’
con il preside Francesco ESPOSITO
Responsabile del Dipartimento Regionale Scuola e Formazione di FI.

Secondo incontro del ciclo dedicato a Scuola e Università, che sarà dedicato ad approfondire i provvedimenti governativi in materia e ad avere una valutazione di un rappresentante di Forza Italia sulle criticità e necessità della scuola italiana.

L’incontro di giovedì prossimo segue il precedente di due settimane fa con l’ing. Giancarlo Lombardi (già Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Dini e oggi di area politica PD), che ha indicato tra le sue priorità: la formazione degli insegnanti, la riforma della didattica e le infrastrutture scolastiche.

Alcuni dei temi sollevati dai partecipanti all’incontro di due settimane fa verranno ripresi giovedì prossimo: la salvaguardia del tempo pieno, la selezione degli insegnanti, la concorrenza tra scuole e la valorizzazione delle più meritevoli, la qualità della scuola italiana, la competitività internazionale del sistema scuola italiano, il grado di efficacia del provvedimento “maestro unico” sui conti pubblici,