L’offerta nel mercato politico presenta alcune novità: rispondono alle istanze del circolo “Non dimenticare il futuro” ?

Posted on Agosto 30th, 2007 in Quadro politico by eoggioni

di Enrico Oggioni
Milano, 27 agosto 2007

Da quando, intorno a marzo / aprile, il nostro circolo ha preso le mosse, il panorama politico è stato particolarmente dinamico, sia sul fronte delle istanze provenienti dalla società civile, sia sul fronte delle risposte politiche che sono state sviluppate. La tesi di fondo che qui si propone è che 1) la diagnosi proposta nel “manifesto” iniziale del circolo rimane valida, che 2) molte delle istanze e delle criticità indicate nel “manifesto” iniziale nel corso della primavera sono diventate (ovviamente a prescindere dal nostro circolo) oggetto di richieste e di denunce da parte dei principali media e di importanti influenzatori (leggi, ad esempio, Draghi e Montezemolo), ma che, 3) tra le numerose “novità” politiche apparse all’orizzonte negli ultimi mesi si fatica a trovare la risposta che risponda alle nostre istanze, o perché definibili come operazioni prevalentemente di “gattopardismo” / di restyling per mantenere il potere oligarchico e bloccante (leggi Partito Democratico e Brambilla / Partito della Libertà), o perché di non sufficiente impatto, almeno fino ad oggi (leggi il Decidere.net di Capezzone), o perché lontani dai nostri valori e dalle nostre istanze (leggi i nuovi partitini di Storace e di Follini, piuttosto che la sinistra di Mussi che si è staccata dal PD).1. In grandissima sintesi, la diagnosi contenuta nel manifesto originario del circolo dice che in Italia sta proseguendo una prassi di politica economica adottata da quarant’anni, basata sul soddisfacimento delle richieste delle lobbies che di volta in volta sostengono i governi, per mantenere stretto il potere, senza cura delle conseguenze future e degli impatti sulle generazioni a venire. La situazione che è derivata da questo approccio è degenerata sia sul fronte dei conti pubblici, sia sul fronte della capacità di fare sviluppo, con prospettive preoccupanti per le generazioni più giovani.
Si ritiene che questa diagnosi non valga solo per il passato. La situazione e le scelte più recenti ricalcano sempre lo stesso copione. Ora abbiamo un governo di centrosinistra a maggioranza quasi inesistente che si sostiene grazie alla lobby delle tre maggiori confederazioni sindacali: il capitolo “pensioni” e le reazioni all’aumento delle entrate fiscali sono due casi esemplari nel dimostrare che lo schema di fondo prosegue. Infatti, per accontentare la lobby del sindacato i partiti di governo hanno concordato di abbassare l’età pensionabile (unico caso in Europa), con un costo pubblico di circa 10 miliardi che per quasi metà si scaricherà sui giovani non protetti dal sindacato. Sul fronte fiscale, di fronte alle notizie (di primavera e di fine agosto) che gli italiani hanno pagato più tasse (pare che sia il +21% rispetto all’anno passato), il gioco non è stato di ridurre le aliquote per favorire lo sviluppo, o di iniziare a ridurre la montagna del debito pubblico, ma di vedere chi la diceva più grossa su quale spesa ulteriore si poteva addossare alla collettività per il futuro.
Un ulteriore aspetto, che già era contenuto nella denuncia del manifesto iniziale e che si ripropone, è l’innegabile capacità della classe politica italiana di saper conservare nel tempo il proprio potere, con cambiamenti e ricambi (quelle poche volte che sono avvenuti) più di facciata che reali, creando due effetti: il primo è la costituzione di poche oligarchie partitiche che dominano la vita pubblica con bassissima partecipazione popolare, la seconda è la proliferazione del personale stipendiato dalla politica e dal sindacato, con situazioni anche da scandalo, comunque di privilegio.
Chi scrive è convinto che molte delle iniziative degli ultimi mesi da parte dei principali protagonisti della politica italiana siano da leggere come delle (più o meno sapienti) mosse per conservare sistema di potere e privilegi, senza scalfire di un centimetro lo schema di base descritto prima.

2. Nel corso della primavera qualcosa è successo.
E’ partito un referendum sulla modifica della legge elettorale finalizzato primariamente a ridurre i veto players e a diminuire il potere delle strutture di partito nella scelta degli eletti. I referendari hanno ottenuto più di 800.000 firme, malgrado la quasi totale assenza del supporto mediatico (ad eccezione degli ultimi quindici giorni) e le “giravolte” di molti partiti ed esponenti politici (vedi per tutti il primo atto politico di Veltroni da candidato al PD: “il referendum lo sostengo ma non lo firmo”). Sarebbe giusto che il referendum si facesse, o per lo meno che ci fossero proposte parlamentari che ricalcano ciò che i referendari chiedono. No, ovviamente in questi giorni si sono riaperti i giochi per fare una legge che conservi il più possibile il sistema politico com’è attualmente. Chiti ha avuto poco successo i mesi scorsi perché molti scommettevano sul non raggiungimento del numero di firme da parte dei referendari; c’è da scommettere ora che entro qualche mese, prima dello svolgimento del referendum , un accordo “al ribasso” lo troveranno.
Le firme al referendum sono state un segno dell’insofferenza degli italiani all’attuale sistema politico. Ma altri segnali, anche più robusti, sono venuti, e puntualmente (perché su questo non c’è niente da dire, i nostri leader politici sfiorano l’eccellenza quando vedono il rischio di sopravvivenza) c’è stata la reazione, con mosse da “tutto cambi perché niente cambi”.
Tra i segnali della primavera annovero: la campagna stampa che ha seguito la pubblicazione del libro “La casta” e il successo tra i lettori sia del libro sia della campagna quotidiana dei giornali, con un effetto-scandalo significativo; le prese di posizione di Montezemolo e della Confindustria; le posizioni assunte da Draghi, Governatore della Banca d’Italia; le nuove preoccupazioni dell’Unione Europea; i crescenti segnali di disagio di altre associazioni di categoria, ad esempio Confesercenti.

3. Quando, al culmine dell’indignazione di primavera, D’Alema ha rilasciato un’intervista al Corriere (che mi sembrava più rivolta agli altri attori del sistema politico che ai lettori), in cui diceva che l’attuale sistema politico stava rischiando la sopravvivenza, è iniziata la reazione.
Nel giro di pochi giorni i maggiorenti dei partiti dell’ Ulivo hanno deciso la nascita del Partito Democratico e la designazione di Veltroni; i media tutti hanno concentrato l’attenzione sulla novità e da allora a tutt’oggi la cronaca politica italiana è in maggioranza dedicata alle primarie di ottobre.
Cosa c’è di nuovo nel costituendo PD ? Come risponde alle nostre istanze ?
Senza dubbio il punto di novità è organizzativo: si sciolgono due partiti e se ne crea uno solo, favorendo un processo di aggregazione che potrebbe aiutare a “normalizzare” il quadro politico italiano. Oltre a ciò, che comunque non è poco, fatico a trovare reali ulteriori punti di novità: non sui contenuti, che nelle proposte dei candidati segretari di partito rimangono (forse con l’eccezione di Letta) una grande nebulosa e che fanno presagire posizioni per il futuro analoghe a quelle dell’attuale governo (tutto e il contrario di tutto). Non sul rovesciamento degli apparati oligarchici: tutti quelli che vivono il processo dall’interno testimoniano che il processo in corso è tutto fatto all’insegna del miglior “Cencelli” e della conservazione degli equilibri esistenti. Ancora, si sa che vincerà il leader designato Veltroni, che sarebbe ”il nuovo”. Veltroni ha 52 anni, dieci anni fa era Vice Presidente del Consiglio, da quando leggo i giornali ne sento parlare come attore politico: se vogliamo, si può dire che è ben inserito ed espertissimo del funzionamento delle oligarchie politiche  e partitiche, può anche essere bravo e simpatico, ma certo non “il nuovo”.  Infine, rilevo che due giorni fa lo stesso Veltroni e Rutelli hanno detto che potrebbero cambiare le allenze, (anche perché con l’ alleanza di oggi con l’estrema sinistra non si vede perché dovrebbero aver più successo di Prodi nelle intenzioni riformiste): ieri tutti gli altri (quelli che in pratica lo hanno designato) gli hanno spiegato che non si può fare.
In sintesi, Il Partito Democratico, che pure mi sembra il fenomeno più importante da registrare dell’ultimo periodo e che avrà peso significativo nel quadro politico futuro, non mi sembra affatto rispondere all’esigenza di rottura con le oligarchie di sempre, e mi sembra invece faccia presagire continuità nell’ambiguità con cui affronta i contenuti (spruzzate da liberal nelle dichiarazioni, seguite da scelte incerte, attente a non scontentare la lobby-chiave di sostegno, il sindacato, e la sinistra massimalista, che probabilmente continuerà ad essere l’alleato anche per il futuro).
Altra novità recente del mercato politico sarebbero i circoli della Brambilla e il neo – registrato (direi registrato, più che costituito) Partito della Libertà. Dalle elezioni del 2006, dal centrodestra non si alza un’autocritica, una proposta di programma, un dibattito pubblico sul progetto di aggregazione. Quando qualche mese fa il governo di centrosinistra si dimise (sulle scelte di politica internazionale), tornò in sella solo perché il centrodestra non era in grado di proporre nulla di alternativo: era diviso e non era pronto. Oggi è ancora così. Di fatto continua ad imperare la persona Berlusconi, che spera di intercettare attraverso la Brambilla (prima con i circoli – ma esistono veramente ? dove sono ? - poi con il nuovo canale TV, infine con un partito nuovo) qualche punto percentuale di elettorato scontento. Anche il centrodestra quindi cerca di cavalcare a proprio vantaggio il malessere di primavera, ma lo fa senza un progetto comune da proporre e, ai  nostri fini, soprattutto senza spiegare cosa dovrebbe farci pensare che farebbe cose diverse da quelle che ha fatto quando era al governo, e cioè  far crescere la spesa pubblica e il costo della pubblica amministrazione, evitare accuratamente ogni liberalizzazione, continuare ad essere baricentrato intorno al settantunenne Berlusconi.
I due progetti (PD e PdL) sono sicuramente diversi per mobilitazione che stanno generando, ma appaiono entrambi accomunati dall’essere operazioni di trasformismo e di marketing, che reagiscono e cercano di sfruttare la crisi di consenso e di credibilità degli ultimi mesi; progetti che non scalfiscono poteri personali, sistema di potere e privilegi esistenti; progetti che dicono cose poco chiare sui contenuti.
Queste due sono sicuramente le cosiddette “novità” più discusse e propagandate dell’ultimo periodo, che riempiono le pagine dei giornali e i notiziari televisivi.  Altre iniziative sono però state prese (il Decidere.net di Capezzone, l’Italia di mezzo di Follini, il partito di Storace che si è staccato da AN, la Sinistra di Mussi).
Chi scrive ha appoggiato dal suo nascere la rete di Capezzone e quindi quel che dico va letto alla luce di questa adesione, che comunque non mi impedisce – spero- di rilevarne i limiti.
L’iniziativa Decidere.net, lanciata a luglio, nasce sui contenuti (13 punti programmatici sul fronte economico ed istituzionale, dalla flat tax sostenuta dalla riduzione della spesa pubblica, al presidenzialismo, all’abolizione delle Province, a tutta una serie di altre proposte di impostazione di riformismo liberale e liberalizzatore) e nasce dall’idea di non costituire un nuovo partito ma di aggregare consenso intorno a queste proposte, sulla falsariga di quanto già tentato con i Volenterosi. Al di là del confrontarsi finalmente con dei contenuti espliciti e delle scelte chiare, essi appaiono rispondere all’esigenza di guardare al futuro, puntando nell’insieme a favorire lo sviluppo economico e ad eliminare i principali fardelli (inefficienze e privilegi) che appesantiscono la situazione italiana. Chi ha proposto il network (Capezzone) ha 35 anni e ha scelto una modalità per cui si “chiama fuori”, pur essendo Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera. In un mese (luglio) l’iniziativa ha avuto più di un migliaio di adesioni e un po’ di spazio mediatico lo ha ottenuto; da settembre, in particolare dopo i due eventi previsti a Roma e a Milano rispettivamente su pensioni e tasse, si vedrà se ha gambe. I limiti potenziali dell’operazione, che continuo a sostenere, mi sembrano essenzialmente  due: uno è la effettiva capacità di “sfondare mediaticamente”, condizione indispensabile per far conoscere le proposte e per verificare se è possibile aggregare il consenso degli italiani sui punti di proposta specifica; il secondo è la possibilità di durata della condizione prescelta, di tenersi fuori dagli schieramenti e di allearsi con chiunque aderisca ai punti specifici per portarli avanti.
Oltre al PD, al PdL, al Decidere.net, altre tre iniziative degli ultimi mesi mi sembrano degne di nota (i nuovi partiti di Follini, di Storace e di Mussi), anche se su di essi non mi dilungo perché mi appaiono decisamente lontani dalle istanze , dai valori e dalle idee del circolo. Tutti e tre hanno dato o stanno dando vita a nuovi piccoli partiti, in contrasto con l’esigenza di semplificazione e aggregazione, e in linea invece con il processo di frammentazione e di personalizzazione del quadro politico.  Tutti e tre, in quanto nuovi partiti, dovranno fare i conti con quel che succederà sulla legge elettorale (al pari di tanti altri piccoli partiti esistenti da più tempo). Nel merito, mi sembra che l’iniziativa di Follini sia stata caratterizzata da una scelta di schieramento politico (e infatti è stato fondamentale il suo voto personale durante la crisi per rimettere in sella il Governo) e non di contenuti, mentre le iniziative a destra di Storace e a sinistra di Mussi mi appaiono operazioni di conservazione di identità passate, che però evidentemente ottengono ancora un certo consenso.