Attuazione del federalismo fiscale

Posted on Luglio 23rd, 2010 in federalismo fiscale, Quadro politico, I nostri incontri by admin

LUNEDI’ 13 SETTEMBRE

h. 19 - 21 , presso bar Baldassarre (Torre Velasca), Milano

incontro con on. Massimo CORSARO del PdL, rappresentante lombardo e della maggioranza di governo nella Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale

sul tema dell’ attuazione del federalismo fiscale nell’attuale contesto politico.

Crisi, Nord Italia, Federalismo fiscale e Crescita economica: riflessioni del circolo

  1. La crisi economica è più grave di quanto si creda o si dica. Non ritorneremo al PIL 2007 forse neanche nel 2014/2015. Il Nord è particolarmente colpito perché la caduta della produttività, l’abbassamento del livello tecnologico delle nostre Imprese unito alla rigidità del cambio farà sì che parte della ripresa la prenderanno i paesi emergenti ormai capaci di fare molti prodotti. L’impoverimento del Nord è già visibile facilmente, ma sarà ancora più evidente fra qualche tempo. Con conseguenze fortemente negative sull’intero sviluppo economico italiano e sulla sostenibilità dei suoi conti.

 

  1. Ne consegue che il paradigma economico su cui di fatto è fondata l’Italia dal dopoguerra “il nord produttivo ed efficiente che mantiene un sud e non solo…” (vedi Ricolfi, “Il sacco del Nord”, Guerini 2010) non regge più. Tuttavia, nessun Parlamento Italiano, sia esso a maggioranza di destra, di sinistra o di centro, è in grado di cambiare tale paradigma senza un’emergenza forte (la possibilità concreta di uscire dall’euro o un “ricatto” secessionista). Senza una condizione di emergenza di questo genere, i 50 miliardi di euro all’anno (stima di Ricolfi del credito ogni anno delle Regioni del Nord) continueranno ad andare al Sud ed al Lazio. Oggi invece c’è un’esigenza disperata di reinvestire il più possibile al nord “perché la mucca da latte è davvero esausta”.

 

  1. Le ultime elezioni regionali, avendo dato nelle tre regioni chiave del nord (Lombardia, Veneto, Piemonte) un significativo successo alla Lega fanno sperare che la spinta federalista non solo acceleri, ma dia una connotazione forte alla legge delega approvata l’anno scorso anche con l’astensione del PD. Un federalismo vero, che non giochi sui “trucchi” in fase di attuazione (ad esempio, che non usi come benchmark per i costi standard della Sanità il dato medio che farebbe aumentare la spesa pubblica complessiva, ma che prenda a riferimento invece  il costo della Regione più virtuosa o al massimo delle 2-3 più virtuose; o per fare un altro esempio: che nel calcolare la perequazione solidaristica non premi  le Regioni con meno entrate fiscali solo perché hanno evasione più alta) potrebbe  rappresentare un cambiamento sostanziale. Un federalismo senza trucchi e non di facciata (“che tutto cambi perché nulla cambi”)  potrebbe rappresentare il grimaldello per fare le riforme che si rimandano da sempre: migliorare l’efficienza nella Pubblica Amministrazione, nella Sanità, nelle pensioni d’invalidità, la riforma fiscale, ecc.      Inoltre, la pressione enorme che in queste settimane i mercati finanziari, l’Unione Europea e il Nord Europa stanno facendo sui Paesi mediterranei crea una “finestra” forse irripetibile anche per il Governo e il Parlamento italiano per responsabilizzare sulla spesa le Regioni che spendono molto al di sopra dei propri mezzi, smettendo così di sottrarre risorse alle aree che più possono ridare competitività e crescita all’Italia.

circolo “Non dimenticare il futuro”

“Per non morire d’Europa” (Pagliarini)

“Due euro meglio che uno” (Zingales)

“Annotazioni su Nord-Sud” (Borsatti)

“Federalismo con trucchi o senza trucchi?” (Oggioni)

Crisi economica e situazione nel Nord Italia

“CRISI ECONOMICA, NORD ITALIA, FEDERALISMO FISCALE E SVILUPPO ECONOMICO” è il macro-tema a cui il circolo dedicherà prevalentemente incontri e commenti nel prossimo periodo, nella convinzione che intorno a questi punti si giocherà il nostro futuro.

Trovi una prima riflessione sull’argomento, da commentare, di seguito in questo blog.
Il primo incontro dedicato al tema sarà

GIOVEDI’ 27 MAGGIO
h. 19.00 – 21.00
presso il bar Baldassarre (Torre Velasca) a Milano
con un incontro dedicato a
“CRISI ECONOMICA E SITUAZIONE NEL NORD ITALIA”
insieme ad Andrea FIONI,
Responsabile del Centro Studi Settore Economico di ASSOLOMBARDA.

La ipotesi del circolo, che discuteremo e verificheremo con il dr. Fioni, è la seguente:
“La crisi economica è più grave di quanto si creda o si dica. Non ritorneremo al PIL 2007 forse neanche nel 2014/2015. Il Nord è particolarmente colpito perché la caduta della produttività, l’abbassamento del livello tecnologico delle nostre Imprese unito alla rigidità del cambio farà sì che parte della ripresa la prenderanno i paesi emergenti ormai capaci di fare molti prodotti. L’impoverimento del Nord è già visibile facilmente, ma sarà ancora più evidente fra qualche tempo.
Ne consegue che il paradigma economico su cui di fatto è fondata l’Italia dal dopoguerra “il nord produttivo ed efficiente che mantiene un sud e non solo…” (vedi Ricolfi, “Il sacco del Nord”, Guerini 2010) non regge più”.

Elezioni, Referendum e progetto del circolo su “Patto intergenerazionale”

Posted on Maggio 28th, 2009 in Quadro politico, I nostri incontri, Temi del circolo, Riforma elettorale by admin

MARTEDI’ 16 GIUGNO
h.19.00 - 21.00
presso bar Baldassarre (Torre Velasca)
incontro del circolo su:
ELEZIONI, REFERENDUM, PROGETTO DEL CIRCOLO su “PATTO INTERGENERAZIONALE”

Il prossimo incontro del circolo sarà collocato temporalmente tra due weekend elettorali.
Non avremo relatori esterni; l’incontro sarà dedicato ad un dibattito tra i partecipanti al circolo sui seguenti temi:
- effetti dell’esito delle elezioni europee ed amministrative del 6-7 giugno
- referendum del 21 giugno
- proposta di un progetto del circolo dal titolo “Il patto intergenerazionale per costruire il futuro del Paese - La Lombardia come laboratorio pilota”.
La proposta del progetto è stata elaborata da un partecipante al circolo (Roberto Barabino), verrà inviata nella prossima comunicazione e nell’incontro del 16 giugno verrà dibattuto se e come procedere.

Società e politica: poco o tanto rappresentati ?

Posted on Febbraio 24th, 2009 in federalismo fiscale, Quadro politico, I nostri incontri, Riforma elettorale by admin

MARTEDI’ 3 MARZO
h. 19.00-21.00
presso bar Baldassarre (Torre Velasca)

“POLITICA E SOCIETA’: CI SENTIAMO RAPPRESENTATI SEMPRE DI PIU’ O SEMPRE DI MENO ?”
-Possono giocare un ruolo positivo i “sindaci del Nord” e il federalismo ?
-E’ adeguata la selezione della classe dirigente politica ?
-I due nuovi partiti (PD e PdL) si stanno costituendo facilitando o ostacolando la partecipazione e la democrazia interna ?
-Che peso continua ad avere l’eccessivo costo della politica ?

Ne discuteremo con Luciano FASANO, professore di Scienza della Politica all’Università degli Studi di Milano, che ha recentemente studiato e scritto sull’argomento e che torna ad essere nostro gradito ospite.

Riflessioni sulla situazione politica attuale

Posted on Dicembre 30th, 2008 in Quadro politico, Manifesto, Temi del circolo by admin

Riflessioni sulla situazione politica attuale
confrontata con le “Linee guida” del circolo del novembre 2007

Poco più di un anno fa (novembre 2007) il circolo “Non dimenticare il futuro” ha elaborato un documento dal titolo “Linee guida per il cambiamento politico”, che conteneva proposte su una serie di temi specifici (lavoro, Mezzogiorno, debito pubblico, sviluppo e competitività, ecc) e trasversali (etica della politica, frantumazione schieramenti politici, potere dell’esecutivo, federalismo, sistema dell’informazione).
Le “Linee guida per il cambiamento politico” seguivano a loro volta il documento chiamato “Manifesto” del circolo (del febbraio 2007), che conteneva soprattutto una diagnosi del sistema economico e politico italiano.

A distanza di poco più di un anno (periodo relativamente breve ma densissimo di avvenimenti rilevanti per l’economia e la politica), ci sembra opportuno un aggiornamento della diagnosi e delle proposte, e per questo con il presente documento condividiamo alcune riflessioni, ovviamente aperte alla discussione del circolo.

In particolare, il documento “Riflessioni sulla situazione politica attuale” si articola in:
- una breve sintesi delle proposte che il circolo ha fatto nel Novembre 2007
- una analisi e una valutazione dell’operato del Governo attuale rispetto alle nostre proposte di allora
- una analisi delle nuove condizioni di contesto e un possibile aggiornamento delle proposte del circolo.

1. Le linee guida proposte nel Novembre 2007: sintesi

Il documento elaborato a fine 2007 conteneva proposte su temi specifici ed altre su temi “trasversali”, nella convinzione che solo alcuni cambiamenti strutturali legati a tali temi “trasversali” possono creare le condizioni che abilitano il miglioramento anche su aspetti più specifici.

Le principali proposte sui temi “specifici” erano:
- innalzamento dell’età pensionabile (al contrario della riduzione da 60 a 58 anni operata dal precedente Governo)
- superamento della dualità del mondo del lavoro, diviso tra protetti e non protetti (insider vs. outsider), e introduzione dei principi della flexicurity (“libertà alle aziende di licenziare, contemporaneamente a un sistema nuovo di protezione dei lavoratori che perdono il posto che li accompagni, con sostegni economici significativi ma decrescenti, per 2 anni, affiancato da corsi di riqualificazione obbligatori”)
- favorire l’aumento dei redditi netti e del potere d’acquisto attraverso: liberalizzazioni, riduzione cuneo fiscale, defiscalizzazione lavoro straordinario
- Mezzogiorno:  in mancanza di sviluppo autopropulsivo e stante la bassa capacità di attrarre investimenti:  lotta alla malavita organizzata con priorità alla spesa su giustizia e ordine pubblico; condizioni di vantaggio per le imprese al Sud su: costo lavoro, costi energetici, fisco
- ridurre il debito pubblico, lavorando anche nel breve sulla riduzione della spesa (attraverso   aumento età pensionabile, controllo / riduzione spesa sanitaria delle Regioni, riduzione costo della politica, riduzione spesa della PA)
- ridurre il carico fiscale, parallelamente alla riduzione della spesa, e operare azioni incisive per la riduzione dell’evasione fiscale
- dare priorità al rilancio della crescita e alla competitività del sistema economico italiano, attraverso interventi su una serie di fronti:
- costi energetici e dipendenza energetica: liberalizzare la distribuzione, realizzare i rigassificatori già programmati, re-investire nel nucleare, investire su ricerca e sviluppo nelle energie alternative
- riposizionamento dell’industria italiana verso l’alto attraverso: innalzamento dell’investimento in ricerca dall’1 al 2% affidato ai migliori Centri di Ricerca; riforma dell’Università in senso meritocratico; attrazione talenti scientifici stranieri e freno alla fuga dei cervelli
- riduzione del costo dei servizi alle imprese (banche, assicurazioni, telefonia, trasporto merci, servizi professionali), attraverso liberalizzazioni e ristrutturazioni.

In aggiunta a queste proposte su temi specifici, già nel novembre 2007 si rilevava che “senza affrontare i temi trasversali è impossibile risolvere i temi specifici con un’ottica che pensi alle future generazioni perché bassa etica, frantumazione degli schieramenti politici e basso potere dell’esecutivo formano una miscela che obbliga a pensare al contingente, alla soddisfazione immediata dei desideri delle lobbies, lasciando costantemente da parte l’interesse generale e la proiezione verso il futuro”.

Di qui, le proposte di allora sui temi “trasversali”:
- riduzione del costo della politica e nuova tensione etica (allineare stipendi ed indennità di ministri, sottosegretari, parlamentari, consiglieri regionali e comunali alla media europea);  allineare costo e dimensioni delle istituzioni (Presidenza Repubblica, Parlamento, ecc) alla media europea; eliminare province; liquidare enti inutili (es: Cnel, Sviluppo Italia, ecc) e ridurre il numero dei consiglieri di amministrazione delle società a prevalente capitale pubblico; ridurre il numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali; rendere non retribuite alcune cariche elettive (es: consiglieri di circoscrizione)
- semplificazione sistema politico e modificazione elettorale con l’obiettivo di riduzione della frammentazione partitica e maggiore capacità decisionale
- modifica della Costituzione italiana, nel senso di un rafforzamento dell’esecutivo  e di una evoluzione in senso federale dello Stato
- in particolare, rispetto al federalismo fiscale: prevedere “l’autonomia fiscale di ogni Regione; il pagamento delle imposte dovrà essere fatto alla Regione che girerà allo Stato la quota stabilita. Questa quota per solidarietà verso le Regioni più povere deve essere all’inizio analoga a quella attuale, ma, al termine di un periodo transitorio di 5-10 anni, deve essere decisamente più bassa fino a prevedere la totale autosufficienza di ciascuna Regione”
- miglioramento dell’obiettività, dell’indipendenza e della completezza dell’ informazione stampa e TV.


2. L’operato del Governo attuale rispetto alle nostre linee guida

In campagna elettorale i programmi sono stati illustrati da entrambi gli schieramenti con una certa chiarezza sulle aree di intervento, ma con pochissime indicazioni sulla tempistica.
A seguito del successo elettorale, PdL e Lega nel nuovo Governo hanno iniziato la loro attività con alcuni interventi immediati e con l’avvio di processi di riforma su molti dei punti promessi in campagna elettorale. Subito dopo l’estate, per una serie di motivi interni ed internazionali, la spinta riformatrice sembra essersi rallentata di molto e si fatica a comprendere in che misura il Governo terrà fede al proprio programma elettorale.
A distanza di circa nove mesi dal suo insediamento, si può comunque fare un primo bilancio che, ai nostri fini, proponiamo rapportandolo alle linee guida da noi elaborate a fine 2007.

Tra le decisioni prese e le misure in via di approvazione anche parlamentare, quella più consonante con le posizioni del circolo è stata la scelta base della Finanziaria triennale, che ha confermato l’obiettivo di riduzione del debito pubblico, attraverso una riduzione della spesa pubblica (soprattutto della spesa della PA e dei trasferimenti agli enti locali) e non attraverso un innalzamento ulteriore delle tasse.

Un ulteriore aspetto che si può annoverare tra i miglioramenti del sistema politico è una semplificazione del sistema dei partiti, una minore frammentazione e, conseguentemente, un processo decisionale e di formazione delle leggi che, se non è veloce, è certamente più efficace e rapido che in passato. Questo miglioramento ha origine nella scelta della leadership del PD di presentarsi (quasi) da solo alle scorse elezioni, nella replica conseguente del PdL, nel processo in corso di costituzione del PdL in partito unico e nel risultato elettorale che ha decretato con nettezza chi ha vinto e chi ha perso.  Tutti questi aspetti hanno quindi dato più governabilità, anche se rimane dubbio che, in mancanza di una legge elettorale diversa, al cambiare dei protagonisti o del risultato elettorale, il sistema possa mantenere il tasso di governabilità di oggi.

Su un piano più specifico, si possono ricordare – tra i provvedimenti positivi - anche le misure per defiscalizzare il lavoro straordinario e i premi retributivi, i provvedimenti per frenare la spesa e diminuire le inefficienze nella scuola, oltre alla realizzazione effettiva del rigassificatore di Rovigo.

Sono poi da considerare una serie di iniziative governative, alcune in discussione in Parlamento, altre annunciate, che andranno valutate una volta effettivamente approvate. Se è da considerare comunque positivamente che siano state messe all’ordine del giorno, la loro effettiva portata riformatrice potrà essere valutata solo dopo che se ne vedrà le versioni finali, a seguito delle mille mediazioni intervenute.
Stiamo qui parlando di riforme importanti come quella del federalismo fiscale (che allo stato dei lavori parlamentari sembra garantire il principio del rispetto da parte di tutte le Regioni dei costi standard, ma che per il resto appare ancora nebulosa), o come quella dell’università che, in base ai primi passaggi, sembra effettivamente premiare le università più meritevoli e penalizzare quelle meno virtuose.
In linea con le esigenze di ricerca nella Pubblica Amministrazione di maggior efficienza, miglior servizio e maggior trasparenza sono anche gli interventi del ministro Brunetta, così come la legge sulla valutazione e trasparenza nella PA, di proposta governativa ma di fatto elaborata insieme all’opposizione (leggi: soprattutto prof. Ichino) e approvata già da un ramo del Parlamento.
Sempre all’insegna del costruttivo confronto parlamentare si annovera anche l’avvio della discussione sulla flexicurity, cioè sul superamento del dualismo del mercato del lavoro e sul superamento delle maggiori rigidità derivanti dallo Statuto dei lavoratori, accompagnato da supporti formativi per la ricollocabilità occupazionale.
Ancora, positiva appare anche l’intenzione (ma al momento oltre l’intenzione non si vede molto altro) di riequilibrare il mix energetico italiano, riducendo al 50% la componente – oggi stradominante - delle fonti fossili, reintroducendo il nucleare fino al 25% e puntando per il restante 25% alle fonti alternative (anche se su queste ultime non si capisce ancora se si intende continuare a dissanguare le casse dello Stato con le incentivazioni attuali che danno pochissimo risultato o si predisporranno investimenti in ricerca sulle nuove tecnologie).

Vi è poi invece una serie di altri temi rispetto ai quali l’azione governativa è risultata assente, o soltanto evocata in modo strumentale o accidentale, e che valutiamo quindi negativamente.
In primo luogo, ci pare che non si ponga la sufficiente attenzione a ciò che il Sud Italia richiederebbe, sia sul piano della lotta alla criminalità organizzata, sia sul ricreare le condizioni che favorirebbero gli investimenti, sia sulla responsabilizzazione delle amministrazioni locali sui risultati e sulle spese loro attribuibili. E’ vero che talvolta le forze di polizia ottengono qualche successo investigativo e di cattura, ma siamo ben lontani dal porre la questione tra le possibili cause mortali del sistema Italia. E’ vero che il federalismo fiscale dovrebbe aumentare la responsabilizzazione delle amministrazioni meridionali, ma quanto verrà annacquato nella versione finale della riforma rispetto alle prime intenzioni ? e quando se ne vedrà la realizzazione ?

In secondo luogo, la spesa pensionistica e l’innalzamento dell’età pensionabile sono usciti dall’agenda delle priorità e, salvo pressioni che ci derivano dall’Europa o interventi spot di singoli ministri (Brunetta) o rappresentanti dell’opposizione (Bonino) sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, il tema non è stato in discussione.

Il terzo punto su cui tanto la maggioranza quanto l’opposizione (il sistema partitico e politico-istituzionale in generale) risultano largamente carenti è quello della riduzione del costo della politica e, corrispettivamente, di una ripresa di tensione etica.
Le belle parole spese da metà 2007 a inizio 2008 da tutti i protagonisti politici che vedevano messa in discussione la loro legittimità per l’eccessivo costo della politica e per i privilegi da “casta”, sono rimaste appunto belle parole. A destra si è convinti che, ottenuti molti voti, il problema non esista più. A sinistra, si passa dal giustizialismo controproducente alla dimostrazione di preferire la partecipazione al sistema dei privilegi piuttosto che di eliminarlo.  Si fatica a riconoscere qualche leadership in grado di sollecitare con il proprio esempio una tensione etica verso il bene collettivo (e senza nessun desiderio di Stato etico, ma solo con l’intento di riduzione della tutela del particulare e di restrizione di un ceto politico dalle dimensioni abnormi).


3. Il contesto ad inizio 2009 e l’aggiornamento delle nostre proposte

Molti avvenimenti, nel corso del 2008, hanno mutato il contesto. I principali che interessano ai fini del nostro documento sono:
- la caduta del Governo Prodi
- la decisione del PD di correre alle elezioni senza la sinistra comunista e verde, ma insieme all’IdV e ai Radicali; la decisione di FI e AN di correre insieme sotto l’insegna PdL e congiuntamente alla Lega, e di proseguire poi nella formazione del partito PdL di cui è previsto il varo per marzo – aprile 09
- le elezioni politiche, che hanno decretato una larga maggioranza per il centro destra e una presenza parlamentare del PD, dell’IdV e dei Radicali, con un’esclusione parlamentare del resto della sinistra (Rifondazione Comunista, PDCI, Verdi, Socialisti) e del resto della destra (La Destra in particolare), quindi una semplificazione del panorama parlamentare
- una tenuta della maggioranza e del Governo senza particolari scontri e litigi fino ad oggi
- un ondeggiamento della posizione politica del PD, preso tra l’opposizione dura di Di Pietro  e le politiche riformiste e dialoganti
- una ripresa in autunno dell’opposizione “di piazza” sul tema della scuola e dell’università che ha visto in campo insieme: insegnanti, studenti, PD, sinistra estrema, sindacati, la maggior parte dei comici e dei conduttori televisivi
- un contesto politico internazionale caratterizzato dalla ricerca di nuovi equilibri tra molte potenze (americane, europee, Russia, Cina, India, potenze petrolifere, ecc)
- la grande crisi finanziaria globale che ha avuto i prodromi già nell’estate 2007, che è nata e che si è scatenata in USA a metà settembre 2008, che ha raggiunto l’Europa dopo quindici giorni e che in generale ha coinvolto tutto il mondo
- nel panorama europeo, una situazione delle banche italiane meno critica di quelle di quasi tutti gli altri Paesi
- un’iniezione di liquidità enorme a livello globale da parte degli Stati per fronteggiare la crisi finanziaria delle banche, che tra novembre e dicembre è sembrata tornare gradualmente e lentamente verso la normalità
- un indebitamento fuori dalla norma per gli Stati sovrani e, con riferimento all’Italia, dei margini di manovra ridottissimi per via dell’esistenza dello stock di debito e dalla necessità di ricollocare nel 2009 una quantità ingentissima di titoli di Stato in scadenza
- un effetto psicologico molto pesante e veloce della crisi finanziaria sull’economia reale a livello globale, che ha facilitato un ciclo recessivo, già in corso e di cui è difficile stimare l’entità per il 2009, nonché la sua durata
- un andamento “ad otto volante” dei prezzi delle materie prime, e in particolare del petrolio (che è passato da 80 $ ad inizio anno, a 140 a luglio , per finire sotto i 40 a fine anno); corrispettivamente l’inflazione (spauracchio per la prima parte dell’anno) è andata in picchiata nella seconda parte e finirà con una media annuale, in Italia, di poco superiore al 3%, con un attuale intorno al 2%
- in parallelo quindi, il fine anno registra un aumento del potere d’acquisto per chi mantiene il posto di lavoro, insieme a condizioni critiche per chi lo sta perdendo, oltre a riduzioni pesanti di patrimonio per grandi e piccoli azionisti.
- in sintesi, tra i grandi avvenimenti del 2008 non c’è dubbio che spicca la crisi finanziaria  e poi economica, ma è altrettanto importante rilevare che questa crisi globale si aggiunge alla nostra situazione critica di sempre, ed è quindi da evitare che la crisi globale mascheri e diventi alibi per non affrontare le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno.

In questo contesto il Governo ci sembra che sia partito nei primi mesi dall’insediamento con una verve riformatrice e  con un piglio deciso di attuazione del programma elettorale, sostituito gradualmente, a partire da settembre, con un atteggiamento di prudenza, di rallentamento e di timore degli effetti delle riforme promesse.  Tra i fattori che spiegano questo cambiamento sicuramente vi è – di gran peso – l’incertezza che ha accompagnato la crisi finanziaria di settembre / ottobre e i dubbi sul modo efficace di affrontare le ricadute della crisi sull’economia reale: i timori sul tracollo del sistema finanziario e sugli effetti del ciclo recessivo hanno avuto inevitabilmente il sopravvento su tutto, non solo in Italia ma in tutto il mondo.  Ma a questo fattore va aggiunto il timore – non dichiarato però facilmente percepibile – di una “prova di forza” con la piazza a seguito dei contrasti sulle riforme della scuola e dell’università e, probabilmente, una tendenza continua ed eccessiva a misurarsi sul gradimento e sul consenso nei sondaggi giornalieri.

Riteniamo che i provvedimenti del Governo cosiddetti “anticrisi” avranno un effetto molto ridotto, ma che correttamente si è data priorità all’obiettivo di non peggiorare troppo il debito pubblico, e quindi di non rendere insopportabile il costo di rifinanziamento per lo Stato con effetti negativi per tutti.  L’unico intervento significativo, a nostro modo di vedere, dovrebbe riguardare l’aumento della dotazione per gli ammortizzatori sociali per via dell’aumento in corso della disoccupazione, che dovrebbero essere varati e utilizzati in contemporanea con la riforma del sistema del lavoro.

Al momento delle elezioni la crisi non c’era, quando è arrivata si è presentata con caratteristiche del tutto nuove e ha creato un diffuso disorientamento. Crisi e piazza hanno creato un effetto surplace del Governo rispetto alle riforme strutturali. Noi pensiamo che la crisi non sia un buon motivo per frenare, ma al contrario per accellerare le riforme strutturali. Non è importante solo se “ce la caviamo” nei momenti più delicati del ciclo economico negativo, ma ancor di più se in questi frangenti siamo in grado di creare le condizioni per essere preparati e competitivi (più preparati e competitivi che negli ultimi venti anni) quando il ciclo riprenderà positivamente. La crisi, come si dice, può essere anche una opportunità, non solo un male da superare.

Riteniamo quindi che l’iniziativa del Governo, così come il confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione, debba riprendere con slancio lo sforzo riformatore, su molte materie: il federalismo fiscale, il piano energetico, la riforma delle pensioni, le riforme del lavoro verso la flexicurity, l’applicazione delle nuove norme per la PA (valutazioni, premi, sanzioni, trasparenza, norme per i funzionari direttivi), la riforma dell’Università in chiave di premio delle eccellenze e di riduzione degli sprechi, le liberalizzazioni.

Riteniamo anche che maggioranza e opposizione dovrebbero trovare linee di azione comuni su due fronti: il contrasto della criminalità organizzata al Sud (è cruciale tanto quanto lo fu il terrorismo!) e la forma di governo e il sistema elettorale che diano, anche in assenza delle fortunate condizioni elettorali del 2008, alte probabilità di governabilità per il futuro.

Infine, riteniamo che l’affrontare sul serio il costo della politica, e non solo a parole sporadicamente, quando non tacciare di qualunquismo chi lo fa, sia la condizione essenziale per ricucire il rapporto tra società e politica, nonché per creare le condizioni di fiducia senza le quali cicli economici pesantemente negativi mettono a dura prova la democrazia stessa.
Questa sfida (la riduzione dei costi della politica) per chi è già inserito nel sistema politico e dei partiti è ardua (i sistemi per definizione tendono ad autoalimentarsi), ma probabilmente chi sarà in grado di battersi con successo da dentro il sistema su questo punto potrà guadagnare la fiducia dei cittadini e ridare la tensione etica che può supportare un nuovo sviluppo.

Milano, 30 dicembre 2008

incontro 9 settembre su federalismo fiscale

Posted on Settembre 11th, 2008 in Quadro politico, I nostri incontri, Senza categoria by admin

Riprende il prossimo martedì 9 settembre l’attività del circolo “Non dimenticare il futuro” con un nuovo approfondimento sul FEDERALISMO FISCALE,
messo a calendario prima della pausa estiva e diventato nel frattempo tema di fortissima attualità.

Ha dato la sua disponibilità a relazionare sul tema, e sarà quindi ospite del circolo, Bruno DAPEI, che è Capogruppo di Forza Italia alla Provincia di Milano.

L’appuntamento è per:
MARTEDI’ 9 SETTEMBRE
h. 19.00 – 21.00
presso il bar Baldassarre (Torre Velasca).

circolo “Non dimenticare il futuro”

28 maggio: conseguenze del voto e federalismo

Posted on Maggio 14th, 2008 in Quadro politico, I nostri incontri by admin

“LE CONSEGUENZE DEL VOTO, CON PARTICOLARE ATTENZIONE AL FEDERALISMO”

MERCOLEDI’ 28 MAGGIO
h. 19.00 - 21.00
bar Baldassarre sotto Torre Velasca

incontro con il PROF. LUIGI MARCO BASSANI,

docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università Statale di Milano e uno dei massimi esperti italiani in tema di federalismo.

L’offerta nel mercato politico presenta alcune novità: rispondono alle istanze del circolo “Non dimenticare il futuro” ?

Posted on Agosto 30th, 2007 in Quadro politico by eoggioni

di Enrico Oggioni
Milano, 27 agosto 2007

Da quando, intorno a marzo / aprile, il nostro circolo ha preso le mosse, il panorama politico è stato particolarmente dinamico, sia sul fronte delle istanze provenienti dalla società civile, sia sul fronte delle risposte politiche che sono state sviluppate. La tesi di fondo che qui si propone è che 1) la diagnosi proposta nel “manifesto” iniziale del circolo rimane valida, che 2) molte delle istanze e delle criticità indicate nel “manifesto” iniziale nel corso della primavera sono diventate (ovviamente a prescindere dal nostro circolo) oggetto di richieste e di denunce da parte dei principali media e di importanti influenzatori (leggi, ad esempio, Draghi e Montezemolo), ma che, 3) tra le numerose “novità” politiche apparse all’orizzonte negli ultimi mesi si fatica a trovare la risposta che risponda alle nostre istanze, o perché definibili come operazioni prevalentemente di “gattopardismo” / di restyling per mantenere il potere oligarchico e bloccante (leggi Partito Democratico e Brambilla / Partito della Libertà), o perché di non sufficiente impatto, almeno fino ad oggi (leggi il Decidere.net di Capezzone), o perché lontani dai nostri valori e dalle nostre istanze (leggi i nuovi partitini di Storace e di Follini, piuttosto che la sinistra di Mussi che si è staccata dal PD).1. In grandissima sintesi, la diagnosi contenuta nel manifesto originario del circolo dice che in Italia sta proseguendo una prassi di politica economica adottata da quarant’anni, basata sul soddisfacimento delle richieste delle lobbies che di volta in volta sostengono i governi, per mantenere stretto il potere, senza cura delle conseguenze future e degli impatti sulle generazioni a venire. La situazione che è derivata da questo approccio è degenerata sia sul fronte dei conti pubblici, sia sul fronte della capacità di fare sviluppo, con prospettive preoccupanti per le generazioni più giovani.
Si ritiene che questa diagnosi non valga solo per il passato. La situazione e le scelte più recenti ricalcano sempre lo stesso copione. Ora abbiamo un governo di centrosinistra a maggioranza quasi inesistente che si sostiene grazie alla lobby delle tre maggiori confederazioni sindacali: il capitolo “pensioni” e le reazioni all’aumento delle entrate fiscali sono due casi esemplari nel dimostrare che lo schema di fondo prosegue. Infatti, per accontentare la lobby del sindacato i partiti di governo hanno concordato di abbassare l’età pensionabile (unico caso in Europa), con un costo pubblico di circa 10 miliardi che per quasi metà si scaricherà sui giovani non protetti dal sindacato. Sul fronte fiscale, di fronte alle notizie (di primavera e di fine agosto) che gli italiani hanno pagato più tasse (pare che sia il +21% rispetto all’anno passato), il gioco non è stato di ridurre le aliquote per favorire lo sviluppo, o di iniziare a ridurre la montagna del debito pubblico, ma di vedere chi la diceva più grossa su quale spesa ulteriore si poteva addossare alla collettività per il futuro.
Un ulteriore aspetto, che già era contenuto nella denuncia del manifesto iniziale e che si ripropone, è l’innegabile capacità della classe politica italiana di saper conservare nel tempo il proprio potere, con cambiamenti e ricambi (quelle poche volte che sono avvenuti) più di facciata che reali, creando due effetti: il primo è la costituzione di poche oligarchie partitiche che dominano la vita pubblica con bassissima partecipazione popolare, la seconda è la proliferazione del personale stipendiato dalla politica e dal sindacato, con situazioni anche da scandalo, comunque di privilegio.
Chi scrive è convinto che molte delle iniziative degli ultimi mesi da parte dei principali protagonisti della politica italiana siano da leggere come delle (più o meno sapienti) mosse per conservare sistema di potere e privilegi, senza scalfire di un centimetro lo schema di base descritto prima.

2. Nel corso della primavera qualcosa è successo.
E’ partito un referendum sulla modifica della legge elettorale finalizzato primariamente a ridurre i veto players e a diminuire il potere delle strutture di partito nella scelta degli eletti. I referendari hanno ottenuto più di 800.000 firme, malgrado la quasi totale assenza del supporto mediatico (ad eccezione degli ultimi quindici giorni) e le “giravolte” di molti partiti ed esponenti politici (vedi per tutti il primo atto politico di Veltroni da candidato al PD: “il referendum lo sostengo ma non lo firmo”). Sarebbe giusto che il referendum si facesse, o per lo meno che ci fossero proposte parlamentari che ricalcano ciò che i referendari chiedono. No, ovviamente in questi giorni si sono riaperti i giochi per fare una legge che conservi il più possibile il sistema politico com’è attualmente. Chiti ha avuto poco successo i mesi scorsi perché molti scommettevano sul non raggiungimento del numero di firme da parte dei referendari; c’è da scommettere ora che entro qualche mese, prima dello svolgimento del referendum , un accordo “al ribasso” lo troveranno.
Le firme al referendum sono state un segno dell’insofferenza degli italiani all’attuale sistema politico. Ma altri segnali, anche più robusti, sono venuti, e puntualmente (perché su questo non c’è niente da dire, i nostri leader politici sfiorano l’eccellenza quando vedono il rischio di sopravvivenza) c’è stata la reazione, con mosse da “tutto cambi perché niente cambi”.
Tra i segnali della primavera annovero: la campagna stampa che ha seguito la pubblicazione del libro “La casta” e il successo tra i lettori sia del libro sia della campagna quotidiana dei giornali, con un effetto-scandalo significativo; le prese di posizione di Montezemolo e della Confindustria; le posizioni assunte da Draghi, Governatore della Banca d’Italia; le nuove preoccupazioni dell’Unione Europea; i crescenti segnali di disagio di altre associazioni di categoria, ad esempio Confesercenti.

3. Quando, al culmine dell’indignazione di primavera, D’Alema ha rilasciato un’intervista al Corriere (che mi sembrava più rivolta agli altri attori del sistema politico che ai lettori), in cui diceva che l’attuale sistema politico stava rischiando la sopravvivenza, è iniziata la reazione.
Nel giro di pochi giorni i maggiorenti dei partiti dell’ Ulivo hanno deciso la nascita del Partito Democratico e la designazione di Veltroni; i media tutti hanno concentrato l’attenzione sulla novità e da allora a tutt’oggi la cronaca politica italiana è in maggioranza dedicata alle primarie di ottobre.
Cosa c’è di nuovo nel costituendo PD ? Come risponde alle nostre istanze ?
Senza dubbio il punto di novità è organizzativo: si sciolgono due partiti e se ne crea uno solo, favorendo un processo di aggregazione che potrebbe aiutare a “normalizzare” il quadro politico italiano. Oltre a ciò, che comunque non è poco, fatico a trovare reali ulteriori punti di novità: non sui contenuti, che nelle proposte dei candidati segretari di partito rimangono (forse con l’eccezione di Letta) una grande nebulosa e che fanno presagire posizioni per il futuro analoghe a quelle dell’attuale governo (tutto e il contrario di tutto). Non sul rovesciamento degli apparati oligarchici: tutti quelli che vivono il processo dall’interno testimoniano che il processo in corso è tutto fatto all’insegna del miglior “Cencelli” e della conservazione degli equilibri esistenti. Ancora, si sa che vincerà il leader designato Veltroni, che sarebbe ”il nuovo”. Veltroni ha 52 anni, dieci anni fa era Vice Presidente del Consiglio, da quando leggo i giornali ne sento parlare come attore politico: se vogliamo, si può dire che è ben inserito ed espertissimo del funzionamento delle oligarchie politiche  e partitiche, può anche essere bravo e simpatico, ma certo non “il nuovo”.  Infine, rilevo che due giorni fa lo stesso Veltroni e Rutelli hanno detto che potrebbero cambiare le allenze, (anche perché con l’ alleanza di oggi con l’estrema sinistra non si vede perché dovrebbero aver più successo di Prodi nelle intenzioni riformiste): ieri tutti gli altri (quelli che in pratica lo hanno designato) gli hanno spiegato che non si può fare.
In sintesi, Il Partito Democratico, che pure mi sembra il fenomeno più importante da registrare dell’ultimo periodo e che avrà peso significativo nel quadro politico futuro, non mi sembra affatto rispondere all’esigenza di rottura con le oligarchie di sempre, e mi sembra invece faccia presagire continuità nell’ambiguità con cui affronta i contenuti (spruzzate da liberal nelle dichiarazioni, seguite da scelte incerte, attente a non scontentare la lobby-chiave di sostegno, il sindacato, e la sinistra massimalista, che probabilmente continuerà ad essere l’alleato anche per il futuro).
Altra novità recente del mercato politico sarebbero i circoli della Brambilla e il neo – registrato (direi registrato, più che costituito) Partito della Libertà. Dalle elezioni del 2006, dal centrodestra non si alza un’autocritica, una proposta di programma, un dibattito pubblico sul progetto di aggregazione. Quando qualche mese fa il governo di centrosinistra si dimise (sulle scelte di politica internazionale), tornò in sella solo perché il centrodestra non era in grado di proporre nulla di alternativo: era diviso e non era pronto. Oggi è ancora così. Di fatto continua ad imperare la persona Berlusconi, che spera di intercettare attraverso la Brambilla (prima con i circoli – ma esistono veramente ? dove sono ? - poi con il nuovo canale TV, infine con un partito nuovo) qualche punto percentuale di elettorato scontento. Anche il centrodestra quindi cerca di cavalcare a proprio vantaggio il malessere di primavera, ma lo fa senza un progetto comune da proporre e, ai  nostri fini, soprattutto senza spiegare cosa dovrebbe farci pensare che farebbe cose diverse da quelle che ha fatto quando era al governo, e cioè  far crescere la spesa pubblica e il costo della pubblica amministrazione, evitare accuratamente ogni liberalizzazione, continuare ad essere baricentrato intorno al settantunenne Berlusconi.
I due progetti (PD e PdL) sono sicuramente diversi per mobilitazione che stanno generando, ma appaiono entrambi accomunati dall’essere operazioni di trasformismo e di marketing, che reagiscono e cercano di sfruttare la crisi di consenso e di credibilità degli ultimi mesi; progetti che non scalfiscono poteri personali, sistema di potere e privilegi esistenti; progetti che dicono cose poco chiare sui contenuti.
Queste due sono sicuramente le cosiddette “novità” più discusse e propagandate dell’ultimo periodo, che riempiono le pagine dei giornali e i notiziari televisivi.  Altre iniziative sono però state prese (il Decidere.net di Capezzone, l’Italia di mezzo di Follini, il partito di Storace che si è staccato da AN, la Sinistra di Mussi).
Chi scrive ha appoggiato dal suo nascere la rete di Capezzone e quindi quel che dico va letto alla luce di questa adesione, che comunque non mi impedisce – spero- di rilevarne i limiti.
L’iniziativa Decidere.net, lanciata a luglio, nasce sui contenuti (13 punti programmatici sul fronte economico ed istituzionale, dalla flat tax sostenuta dalla riduzione della spesa pubblica, al presidenzialismo, all’abolizione delle Province, a tutta una serie di altre proposte di impostazione di riformismo liberale e liberalizzatore) e nasce dall’idea di non costituire un nuovo partito ma di aggregare consenso intorno a queste proposte, sulla falsariga di quanto già tentato con i Volenterosi. Al di là del confrontarsi finalmente con dei contenuti espliciti e delle scelte chiare, essi appaiono rispondere all’esigenza di guardare al futuro, puntando nell’insieme a favorire lo sviluppo economico e ad eliminare i principali fardelli (inefficienze e privilegi) che appesantiscono la situazione italiana. Chi ha proposto il network (Capezzone) ha 35 anni e ha scelto una modalità per cui si “chiama fuori”, pur essendo Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera. In un mese (luglio) l’iniziativa ha avuto più di un migliaio di adesioni e un po’ di spazio mediatico lo ha ottenuto; da settembre, in particolare dopo i due eventi previsti a Roma e a Milano rispettivamente su pensioni e tasse, si vedrà se ha gambe. I limiti potenziali dell’operazione, che continuo a sostenere, mi sembrano essenzialmente  due: uno è la effettiva capacità di “sfondare mediaticamente”, condizione indispensabile per far conoscere le proposte e per verificare se è possibile aggregare il consenso degli italiani sui punti di proposta specifica; il secondo è la possibilità di durata della condizione prescelta, di tenersi fuori dagli schieramenti e di allearsi con chiunque aderisca ai punti specifici per portarli avanti.
Oltre al PD, al PdL, al Decidere.net, altre tre iniziative degli ultimi mesi mi sembrano degne di nota (i nuovi partiti di Follini, di Storace e di Mussi), anche se su di essi non mi dilungo perché mi appaiono decisamente lontani dalle istanze , dai valori e dalle idee del circolo. Tutti e tre hanno dato o stanno dando vita a nuovi piccoli partiti, in contrasto con l’esigenza di semplificazione e aggregazione, e in linea invece con il processo di frammentazione e di personalizzazione del quadro politico.  Tutti e tre, in quanto nuovi partiti, dovranno fare i conti con quel che succederà sulla legge elettorale (al pari di tanti altri piccoli partiti esistenti da più tempo). Nel merito, mi sembra che l’iniziativa di Follini sia stata caratterizzata da una scelta di schieramento politico (e infatti è stato fondamentale il suo voto personale durante la crisi per rimettere in sella il Governo) e non di contenuti, mentre le iniziative a destra di Storace e a sinistra di Mussi mi appaiono operazioni di conservazione di identità passate, che però evidentemente ottengono ancora un certo consenso.